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Cinema L’Aquila: ieri, oggi e domani

21 Aprile 2008

 

Oggi è il Natale di Roma.

Quale miglior modo di celebrare l’evento se non con l’apertura di una nuova sala cinematografica? Dopo molti anni di attesa finiscono oggi i lavori di restauro del Nuovo Cinema Aquila. Il Cinema L’Aquila ha conosciuto le crisi del settore degli anni ottanta diventando una sala a luce rosse e le crisi del sistema degli anni novanta cambiando i propri connotati a seguito della gestione da parte della criminalità organizzata e successiva occupazione da parte di famiglie in crisi.

L’inaugurazione, secondo i piani dell’ex sindaco Veltroni, sarebbe dovuta coincidere con la giornata di oggi, in quanto l’evento era considerato importante come esempio della rinascita culturale della periferia capitolina. Ma visto che i romani non si sono ancora decisi su chi sarà il nuovo sindaco l’inaugurazione è stata rimandata a data da destinarsi. Poco male, perchè oggi, giorno in cui Roma compirà 2671 anni, sarà permesso ai romani di visitare gli ambienti del Cinema (dalle 16 alle 20) per prendere visione del Nuovo Cinema L’Aquila.

Il Cinema si trova nei pressi del Piazzale Prenestino, tra via L’Aquila n. 68 e via Ascoli Piceno. La nuova struttura sarà dotata di tre sale cinematografiche: una al piano terra da 200 posti, due al secondo piano da 100 posti.

 



 

La mia prima volta al Cinema L’Aquila ancora me la ricordo.

Avrò avuto dieci anni. Forse nove. Mio fratello, maggiore di un lustro, non mi disse cosa andavamo a vedere: «Preparati che andiamo al cinema». Non potevo rifiutare l’invito, del resto ero stato dai miei a lui affidato per tutto il pomeriggio. L’idea di andare al cinema comunque mi entusiasmava. Ero già stato al cinema per vedere i soliti cartoni animati di Walt, ma l’idea della visione di un film in una sala cinematografica mi emozionava. Avevo già la passione di vedere le commedie che trasmetteva mamma Rai. Ricordo che alcuni mesi prima, in occasione della prematura scomparsa della Magnani, la Rai trasmise per parecchie serate di fila tutti i film della grande Anna. Non sapevo cosa fosse il neorealismo, tanto meno Visconti o Rossellini, ma da quel sfortunato evento conquistai per sempre il dopo-Carosello e soprattutto mi appassionai dei film in televisione. Ma questa volta era diverso.

Meglio vedere un film al cine o in tv?.

 

Quel giorno, quasi per caso, mi ritrovai in uno spazio chiuso dove varie file di sedie erano già occupate dagli abituali frequentatori. Seduto su una poltrona ribaltabile di legno, insieme a mio fratello ed ai suoi compagni di scuola, probabilmente con un secchiello di pop-corn o con le girelle di liquirizia in mano aspettavo l’inizio delle riprese. Poi le luci in sala si spensero e iniziò l’emozione.

Sono sempre stato affascinato dalle sigle delle case di produzione. Non mi ricordo se quel giorno il leone che ruggisce ebbe la meglio contro l’uomo erculeo che suona il gong. Ogni volta che si spengono le luci in sala si vive un’esperienza collettiva. Prima il buio profondo, appena partono le immagini riesco a definire lo skyline delle teste. Alla fine del primo tempo una nube di smog incombeva sulle nostre teste. Per fortuna il cinema era provvisto dell’apertura del soffitto, appena in tempo per far entrare un po’ di luce e cambiar aria che riparte il secondo tempo.

 

Il film narrava un famoso fatto di cronaca di storia moderna. La gente commentava, gemeva, partecipava allo sviluppo della vicenda che aveva avuto il suo clamore durante il dopo-guerra. Il sonoro del film veniva spesso accompagnato da qualche commento gratuito senza che nessuno si alterasse o imponesse a qualcun altro di tacere. Questo tentativo di interazione tra lo spettatore e lo schermo rendeva la visione quasi domestica, come un raduno in famiglia con parenti ed amici per vedere uno sceneggiato in televisione.

 

Da allora la visione cinematografica ha fatto passi da gigante. La tecnologia si è evoluta e il sonoro è diventato talmente sofisticato che allo spettatore giungono voci, rumori e musiche da più parti. Oggi le esuberanti partecipazioni collettive che colorivano le proiezioni degli anni settanta non sono più ammesse, anche perchè nei cinema di allora si poteva recuperare qualche battuta persa vedendo gratuitamente le proiezioni successiva rimando seduti in sala.Quando si riaccendono le luci, oggi come allora, siamo tutti un po’ imbarazzati dall’aver condiviso qualcosa di profondo con persone estranee.

 

Il film che vidi quel lontano giorno rappresenta per me il primo film visto e vissuto al cinema. Il tema trattato dal film e la visione di alcune sequenze non potevano per me essere facilmente dimenticate e non fu un caso se quella proiezione rimase caratterizzata da una calda  partecipazione da parte degli spettatori. Il film che vidi era un film impegnato (oggi si direbbe d’autore) del regista Joseph Losey che narrava niente di meno che de L’assassinio di Trotsky.

 

Forse per questo sono sempre stato appassionato dei film che narrano senza veli di accadimenti pseudo-reali ispirati a fatti di cronaca o note biografiche, presenti o passate, oppure che ci portano a conoscenza dei costumi di un’epoca o di un paese lontano.

Forse è per questo che un film crudo come Old Boy mi fa tornare bambino.

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